L’ELLIOTT WAVE THEORY

di csifinanza, 15 aprile 2007, ore 9:10
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Castello Zisa

1. PRINCIPI GENERALI.

Spesso Elliott non è considerato un analista tecnico vero e proprio e le sue teorie guardate come qualcosa di esoterico, o comunque considerate con una certa dose di sospetto o sufficienza da parte degli altri analisti. Se si considera attentamente la sua teoria, si vede comunque come i punti in comune con l’analisi tecnica “classica” non sono trascurabili. Anche Elliott, infatti, fece uso delle linee di trend (ad esempio riprende i principi di Dow, per il quale un trend al rialzo è costituito da tre “upward swings” che subiscono ritracciamenti più o meno profondi), studiò il volume in maniera analoga a quella tradizionale e trattò la psicologia umana come la forza determinante dei movimenti di borsa. La sua visione del mercato fa però parte di una concezione generale del mondo, di cui la Borsa e i mercati finanziari sono solo una manifestazione. Il suo approccio è infatti di tipo fideistico e coinvolge tutti gli aspetti della natura (basti pensare che la sua opera definitiva è intitolata Nature’s Law), cercando di trovare una sintesi delle leggi che governano i fenomeni naturali, sia individuali che collettivi, di cui il mercato azionario è un semplice aspetto. Alla base della sua teoria vi è l’osservazione che la regolarità ritmica è stata la legge della creazione dall’inizio dei tempi. In particolare il principio base che governa l’Universo e regola lo sviluppo di ogni fenomeno e forma di vita è la successione matematica di Fibonacci. Tale legge naturale (in particolare il principio del tre su cinque) spiega quella ritmica regolarità che caratterizza tutti gli eventi e che sembra dare loro un andamento ciclico. Questa legge sarebbe in grado di spiegare tutte le azioni dell’uomo e quindi anche il mercato mobiliare che, sintesi delle sue aspettative, speranze e paure, non vi si sottrarrebbe. In particolare Elliott sostiene che la borsa è un fenomeno di natura psicologica che misura la dinamica ottimismo/pessimismo più che le reali condizioni delle imprese. La teoria di Elliott funziona soprattutto su indici e titoli a grande capitalizzazione, che rispecchiano “in toto” la psicologia degli investitori. La sua efficacia è tanto maggiore quanto maggiore è la partecipazione degli investitori.

2. I MODELLI BASE.

Elliott iniziò i suoi studi osservando che in un periodo di ottanta anni il mercato avevasempre mostrato la tendenza a muoversi al rialzo in una serie di cinque onde e quindi adeclinare in una serie di tre onde.Egli ne dedusse che il mercato azionario si sviluppa secondo un andamento fisso,fatto da cinque onde al rialzo e tre al ribasso, che formano complessivamenteun ciclo completo di otto onde (fig. 1).
Figura 1
All’interno di ogni ciclo, le onde 1, 3 e 5 sono di impulso, mentre la 2 e la 4sono di correzione.La sequenza a-b-c è di correzione del movimento 1-5. Al suo interno le onde a ec sono di impulso, la b di correzione.
Un’onda al rialzo e una al ribasso formano un ciclo intermedio. Un ciclo intermedio può a sua volta essere suddiviso in otto onde, di cui cinque compongono la fase di impulso e tre quella di correzione. Il ciclo di otto onde può essere espanso in quello di 34 (5-3-5-3-5-5-3-5), di cui 21 al rialzo e 13 al ribasso (fig.2), il quale a sua volta genera quello di 144 (89 al rialzo e 55 al ribasso), e così via.
Figura 2
Alla fine di ogni ciclo se ne sviluppa un altro del tutto simile. Elliott ammise l’utilità concreta di soli nove cicli, dal Grand Super Cycle al Sub Minuette, della durata di alcune ore anche all’interno della stessa seduta borsistica. (passando per SuperCycle, Cycle, Primary, Intermediate, Minor, Minute, Minuette). Un primo metodo per capire se una fase di mercato in rialzo è di impulso (ovvero il trend sottostante è rialzista) o di correzione (trend sottostante ribassista) è quindi cercare minimi e massimi significativi e contare le onde. Una regola importante da
tenere sempre presente è infatti che una correzione non può avere mai luogo in cinque onde.
La precisa identificazione del grado delle onde è uno dei problemi fondamentali degli Elliottiani. Specialmente all’inizio di una nuova onda, può essere difficile decidere di che grado siano le suddivisioni minori. Fortunatamente quello che interessa non è tanto l’identificazione esatta del grado, quanto il grado relativo.

3. LA PERSONALITÀ DELLE ONDE.

La personalità delle onde rimane uguale in ogni tipo di trend. La sua conoscenza è molto importante per aiutare nel conto delle onde: quando differenti conti sono ammissibili se l’analista riconosce il carattere di una singola onda ciò può aiutarlo ad interpretare correttamente la complessità del modello più ampio. Onda 1. Costituisce la prima reazione al profondo ipervenduto creatosi alla fine
del mercato al ribasso e si sviluppa quando le notizie e le condizioni delle imprese non sono ancora ottimistiche. Normalmente viene interpretata come rimbalzo da livelli sottovalutati.
Corrisponde alla prima fase di un mercato toro nella teoria di Dow, quando l’attività è molto bassa e il pubblico disgustato dalla borsa. E’ l’onda con le minori probabilità di estendersi e le maggiori di essere la più piccola. Normalmente è composta solo dai titoli guida. Quasi la metà delle onde 1 sono parti di una “base” e quindi tendono ad essere corrette pesantemente dalla 2. Rispetto ai rally precedenti, inseriti in un mercato bearish, spesso mostrano comunque un leggero incremento di volume ed ampiezza. La maggioranza degli investitori si è infatti finalmente convinta che il trend globale è down e molti shortano pensando di avvantaggiarsi di un altro rally su cui vendere. L’altro 50% di queste onde emergono invece da larghe basi, downside failures o forti compressioni. Sin dall’inizio, queste onde 1 sono dinamiche e solo moderatamente ritracciate.
Onda 2. Spesso ripercorre una buona parte della onda 1 (mai più del 100%, ovvero non crea nuovi minimi). Ai minimi le condizioni fondamentali sono spesso uguali
o peggiori che ai bottom precedenti e gli investitori sono quasi tutti convinti che il bear market continuerà. Ha una costruzione abbastanza semplice ed è di solito la più facile onda correttiva da riconoscere. Il suo completamento spesso produce i pattern tradizionali come doppi massimi ed H&S bottom. Onda 3. E’ il centro del modello. Si sviluppa in seguito alle notizie positive provenienti dal fronte delle aziende. La sua prima fase è molto dinamica. Non è mai l’onda più breve ed anzi di solito è la più lunga e ampia, quella che sviluppa il maggiore numero di scambi ed ha buone probabilità di estendersi. Vi partecipano praticamente tutti i titoli e di solito generano forti volumi di scambio.
Alla penetrazione della 1 si registrano tutti i breakout tradizionali e i segnali della Dow Theory. E’ ricca di gap e crea forti guadagni per i buyer. Verso la sua fine il trend sottostante è considerato up da tutti. Assieme alle B, è l’onda più facile da riconoscere.
Onda 4. La sua costruzione, spesso di tipo complesso, è dovuta all’indecisione protratta per il timore che l’onda tre abbia esaurito il trend al rialzo. Normalmente si costruisce sulla base di segnali che la parte migliore della fase di crescita è finita. I titoli in ritardo creano i loro top ed iniziano a scendere durante quest’onda. Questo deterioramento iniziale nel mercato crea il quadro per le mancate conferme e i sottili segnali di debolezza della 5. E’ prevedibile sia per dimensione che per modello (sulla base del principio dell’alternanza). Spesso si protrae per più tempo dell’onda due. Nella maggior parte dei casi è un’onda complessa, che costruisce la base per l’onda 5. I triangoli solitamente avvengono in questa onda.
Onda 5. Nasce quando i fondamentali e la performance di mercato migliorano, ma non ai livelli dell’onda 3. La psicologia crea una sopravvalutazione dei titoli. L’ottimismo è molto alto, nonostante il ritardo di titoli secondari. Nelle azioni è solitamente meno dinamica della 3, nelle commodities è invece quella con le maggiori probabilità di estendersi. Se l’estensione è avvenuta nella terza, allora è posta in relazione con la prima secondo il principio della wave equality. Un sistema per determinarne obiettivo minimo e massimo è moltiplicare l’ampiezza dell’onda 1 per 3.236 (2 * 1.618) e sommare questo risultato rispettivamente al massimo e al minimo dell’onda uno. L’onda 5 si sviluppa in genere quando il livello economico è alla massima espansione e le aziende sono ricche. Il mercato fa notizia anche sui giornali non economici e il prezzo è differente dal valore dei titoli. Spesso alla fine si verificano divergenze negative (nel volume e negli oscillatori) con l’onda tre. Altre volte, nelle quinte di grado elevato, capitano volumi maggiori rispetto alla terza. In questi casi è verosimile attendersi un’estensione. Durante quest’onda normalmente i titoli a minore capitalizzazione hanno una forza relativa superiore rispetto alle blue chips.
Onda A. Spesso è ritenuta una normale correzione che prepari il terreno per la prossima gamba bull, come le onde 2 e 4, invece prepara il terreno alla C. Si distingue perché, essendo un’onda d’impulso, è divisa in cinque onde. Dopo avere visto diverse divergenze in onda 5, l’analista è spesso avvisato. Si può notare spesso anche un calo dei volumi. L’onda A crea il quadro per la B che seguirà: una A a 5 onde indica uno zigzag, una A a 3 onde indica un flat o un triangolo.
Onda B. Spesso scambiata per l’inizio di un nuovo trend al rialzo, in realtà si suddivide in tre onde e costituisce l’ultima occasione per uscire dal mercato. Normalmente si caratterizza per forti febbri speculative ed emozionalità, al
contrario dell’ordinata e spesso fondamentalmente giustificata partecipazione delle 3 e 5. Solitamente il focus è su pochi titoli, esistono diverse divergenze, raramente è tecnicamente forte e virtualmente quasi sempre viene ritracciata completamente dalla C. Spesso alla sua fine si manifestano forme tipiche (doppi massimi, H&S negativi). Se l’analista può facilmente dirsi che c’è qualcosa che non quadra, siamo in presenza di una B, oppure di una X o ancora di una D in un triangolo in espansione (tutte onde rialziste di tipo correttivo). In genere è un flat se l’onda A è uno zigzag e viceversa. Sviluppa un volume d’affari in contrazione se di grado intermedio o inferiore, notevole (anche superiore al mercato bull precedente) se di grado primario o superiore. La sua dimensione minima è data da quella inferiore tra la seconda e la quarta dell’onda A. A seconda del suo pattern, il rally può testare i vecchi massimi (double top) od anche superarli.
Onda C. E’ quella che maggiormente ridimensiona il livello dei prezzi: i crolli normalmente si verificano al suo interno. Sono terze onde, e ne hanno gran parte delle proprietà. E’ in questi periodi che non si hanno posti in cui nascondersi tranne il contante. L’illusione data dalle A e C evapora ed emerge la paura. I bottom che seguono il suo completamento sono caratterizzati da recessioni, panico o guerre di minore entità nel caso di cicli di grado intermedio, grandi depressioni e guerre per cicli maggiori, cattive notizie per cicli minori. Normalmente misura 1.618 volte la lunghezza dell’onda A. Al suo interno, compaiono tutti i tradizionali segnali di vendita. Disegnando una trendline tra il bottom della 4 e della A, spesso compaiono H&S. In forti mercati bear le C sono molto dinamiche e possono essere scambiate per l’inizio di una nuova spinta rialzista, anche perché si suddividono in 5 onde.
Onda D. Ad eccezione dei triangoli in espansione, è spesso accompagnata da volumi in aumento. Questo avviene in quanto è un ibrido, in parte correttiva ma comunque con alcune caratteristiche delle onde 1 poiché seguono le C e non sono completamente ritracciate (eccetto i triangoli in espansione).
Onda E. Per molti osservatori è il drammatico inizio di un downtrend. Spesso avvengono su notizie cattive. Ciò, assieme alla loro tendenza a rompere la linea di supporto del triangolo, intensifica la convinzione bear proprio quando ci si dovrebbe preparare ad un movimento significativo nell’altra direzione.

3.1 ONDE D’IMPULSO.

Solitamente si suddividono in cinque sub-onde ma nella maggior parte dei casi capitache una, e una sola, delle tre onde d’impulso di un ciclo al rialzo sia didimensioni decisamente maggiori rispetto alle altre due, realizzando un’estensione(questo si verifica nel 97% delle onde d’impulso).Nei futures sono soprattutto le onde 5, nelle azioni le 3, quasi mai la 1. Lapresenza delle estensioni implica che il movimento non consta di cinque onde madi nove o anche più, se si verificano estensioni di estensioni.Talvolta infatti anche le sub-onde di un’onda estesa hanno durata ed ampiezza similealle 4 onde principali, dando un conto totale di 9 onde di ampiezza simile. Anche ovenon sia possibile capire quale onda si estenda, bisogna ricordare che un modello di 9onde, tutte uguali, ha lo stesso significato di uno di cinque.Nel caso in cui la prima e le terza onda sono simili, è probabile che la quintaonda si estenda.Se invece è estesa la terza, la quinta sarà semplice e simile alla 1.
Quando la quinta è estesa, la successiva A sarà ripida e correggerà fino al minimodell’onda 2 dell’estesa. Estensioni di quinte danno quindi informazioni molto valide,come segnali anticipati di forti rovesciamenti.Possono esistere anche estensioni di estensioni, piuttosto rare nelle quinte (adeccezione di mercati bull nelle commodities) e più comuni (almeno nei mercatiazionari) nelle terze. Analogamente in un ciclo al ribasso le estensioni possonoverificarsi solo nella A e nella C.L’estensione (fig.3), oltre a sottolineare la forza del trend in atto (aumentano anche ivolumi), fornisce un’informazione importante sull’andamento successivo dell’indice:l’analista dopo tale evento deve infatti aspettarsi un doppio ritracciamento.
Figura 3

Questo consiste in un’altra onda di rialzo, divisa in tre sub-onde, che raggiunge nuovi massimi dopo una correzione che in genere si ferma al livello corrispondente all’inizio dell’estensione. Questo fenomeno se l’estensione si è verificata in quinta onda, è un aspetto del caso, piuttosto frequente, dell’irregular top, che accade quando il più alto valore dell’indice viene fatto segnare dalla B e non dalla 5, che tuttavia rimane il top regolare.
Altri due fenomeni che possono verificarsi nelle onde d’impulso sono il triangolodiagonale (il cuneo dell’analisi tecnica classica) e la failure.Il triangolo diagonale è un modello piuttosto raro, che accade quasi unicamentein quinte onde, quando il movimento principale è andato avanti troppo velocemente.Una piccola percentuale di questi triangoli avviene in onde C, spesso come ultima C didoppi o tripli “three”. In ogni caso rappresentano punti finali di modelli maggiori,che indicano l’esaurimento di importanti movimenti.
Consistono in cinque movimenti, di tre sub-onde ciascuno, compresi in due linee entrambe ascendenti o discendenti (fig. 4). Normalmente le linee che racchiudono il modello sono convergenti. Un triangolo diagonale ascendente è bearish, e spesso è seguito da un forte declino che ritraccia almeno fino al punto in cui questo modello ha avuto inizio. I triangoli diagonali sono l’unico modello a 5 onde in direzione del trend principale in cui l’onda 4 può avere un minimo inferiore al massimo della 1. Il volume tende a decrescere nella loro formazione, anche se occasionalmente si ha un risveglio di interesse nell’ora o nel giorno precedente il loro completamento. Un modello più raro di triangolo diagonale è caratterizzato da una suddivisione interna di tipo 5-3-5-3-5 (invece che 3-3-3-3-3). Ricordando lo spirito della teoria di Elliott, per cui 5 onde nel senso del trend indicano continuazione e 3 fine, questi triangoli, che appaiono nella posizione A di zig-zag e più raramente in onde 1, sono detti leading diagonals (mentre quelli di cui sopra sono chiamati ending diagonals), in quanto si trovano all’inizio di un movimento.
Figura 4
Anche la failure si verifica in una quinta onda e si ha quando questa, in un ciclo al rialzo, non riesce a superare il massimo della terza (fig. 4); in un ciclo al ribasso accade nell’ambito dell’onda C, quando la quinta sub-onda non attraversa il minimo segnato dalla terza. La failure non può essere scambiata per un’onda di correzione di un ciclo contrario a quello in corso, in quanto si suddivide sempre in cinque sub-onde. Essa accade spesso nelle onde di piccolo grado, a significare una certa debolezza, o forza, del mercato che, avendo dato tutto nell’onda precedente non possiede ulteriore spinta.
Quinte onde estese, triangoli diagonali e failure hanno quindi le stesse implicazioni: forti reversal in vista.

3.2 ONDE DI CORREZIONE.
Il mercato tende sempre a muoversi più facilmente nella direzione del trend di grado maggiore che contro questo. Quindi la formazione delle onde di correzione è più complessa e meno riconoscibile di quelle di impulso e i modelli sono spesso chiari solo quando completati (si deve quindi utilizzare una cautela molto maggiore ad analizzare mercati in correzione). Le onde di correzione possono presentarsi in quattro modi diversi: zigzag, flat, triangoli e double (o triple) three. Un punto importante da ricordare è che comunque (a parte i triangoli) le correttive sono sempre composte da 3 onde (mai da 5). Un movimento iniziale di 5 onde contro il trend non sarà quindi mai la fine di una correzione, ma solo una sua parte. Lo zigzag è il tipo più facile da riconoscere. E’ diviso in tre onde, ciascuna delle quali ripartita in 5-3-5 sub-onde, in modo che il top della B è molto minore rispetto all’inizio della A e la C termina significativamente più in basso del minimo della A (fig. 5). Alcune regole generali guidano lo sviluppo di uno zigzag (ma anche delle altre onde correttive): se è un’onda quattro, l’obiettivo massimo raggiungibile è il picco dell’onda uno dello stesso ciclo, se invece è un’onda due il target massimo possibile è costituito dal picco dell’onda uno del ciclo di grado inferiore. Inoltre lo zigzag seguente un intero ciclo di cinque onde deve essere più lungo nel tempo e più ampio di ciascuna onda correttiva nell’ambito di quel ciclo. Talvolta, specialmente quando il primo zig-zag non arriva al suo obiettivo normale, questa configurazione si duplica nel doppio zig-zag, composto da 2 differenti modelli di zig-zag (5-3-5) connessi da un modello di tipo a-b-c. Il flat è costituito invece da 3-3-5 sub-onde. Siccome l’onda A manca di sufficiente forza per svolgersi in 5 onde, la B spesso termina vicino al top della A mentre la C di solito termina appena al di sotto del minimo della A (fig. 5). Di solito le 3 onde che lo compongono hanno durata simile. Normalmente i flat ritracciano meno degli zig-zag e appaiono in momenti di forte pressione nel senso del trend principale. In generale sono modelli più di consolidamento che di correzione, da considerare segnale di forza in mercati bull. Un’onda di impulso estesa è spesso preceduta o seguita da un flat che conferma, per la sua peculiarità di correzione mozza, la forza del trend principale. Esistono anche flat irregolari, o espansi, tipici di mercati forti. In questi modelli l’onda B è più lunga della A mentre C segna nuovi minimi, talvolta a livelli molto distanti dai minimi della A. Normalmente in questi modelli la A e la B hanno durate simili, la C è molto più lunga.. Una quarta variante della struttura 3-3-5 è la “running correction” che si verifica in mercati particolarmente dinamici, spesso dopo una quinta onda estesa, e consiste
in una sintesi degli ultimi due tipi, in quanto sia l’onda B eccede la A, sia la C non raggiunge il minimo della A (fig .5). Lo stile delle onde adiacenti è molto importante per riconoscere le running correction, che tendono ad avere luogo solo in mercati forti, dove i prezzi si muovono così velocemente da non consentire ai modelli correttivi di formarsi nei modi standard.
Figura 5

b b a ca c Zig-zag Flat a b c a b c Flat irregolare Running correction
Caratteristici delle onde di correzione sono anche i triangoli orizzontali, che esprimono un’indecisione del mercato (di regola precedono l’ultima onda del movimento, ovvero avvengono nelle 4 e più raramente nelle B). Essi sono formati da cinque onde, ciascuna suddivisa in tre sub-onde (fig. 6). Normalmente le sub-onde sono zig-zag, a volte una (di solito la C) è più compressa e prende le forma di un flat. Più raramente i triangoli si protraggono in 9 onde, una delle quali (di solito la E) è essa stessa un triangolo. Il volume durante il loro formarsi tende a contrarsi fino al momento della perforazione. Particolarmente importante è il fatto che in corrispondenza delle linee che li delimitano, si verifica la fine del movimento successivo.
Figura 6
Ascending Descending Contracting Expanding
In uptrend i triangoli sono bullish (indicano una ripresa del trend) ma anche bearish, perché indicano che dopo un’altra onda i prezzi probabilmente troveranno un massimo. Esistono 4 tipi di triangolo: ascendenti, discendenti, simmetrici ed in espansione. Nell’ultima gamba spesso i triangoli danno un falso segnale, rompendo la trendline, prima di ricominciare il loro movimento oppure non arrivano nemmeno alla trendline. La misurazione per l’onda 5 una volta completato il triangolo è uguale a quella tradizionale. Spesso l’apex fornisce il timing per il completamento dell’onda successiva. Una correzione semplice, come lo zigzag o il flat, è considerata un “three” nel senso che tutto il movimento è composto da tre onde. Quando però il mercato non ha ancora maturato una scelta precisa e il processo di accumulazione o distribuzione non si è ancora completato, allora è probabile che possa verificarsi un altro three, in modo da avere, ad esempio, un doppio zigzag (fig. 7) oppure un flat e uno zigzag (fig. 8) etc. Spesso i pattern che li compongono si alternano (es. un flat e un triangolo oppure uno zigzag e un flat). Tale indecisione può protrarsi fino al punto da richiedere un ulteriore three, dando luogo al “triple three”. In questo caso avremo correzioni composte da sette (due “three” uniti) od undici sub-onde (tre “three” uniti), che spesso imprimono una forte accelerazione al movimento successivo. L’onda X che unisce i modelli può essere un qualsiasi modello correttivo, ma più spesso è uno zigzag. In generale, in un doppio o triplo “three” le onde in direzione del trend precedente (B o X) sono “three” o triangoli, le altre possono essere “three” o “five”.
Normalmente doppi e tripli “three” sono di carattere orizzontale, a volte possono essere lievemente inclinati contro il trend (specie se almeno uno dei loro componenti è uno zigzag).
Figura 7
Figura 8
4. LINEE GUIDA ALL’IDENTIFICAZIONE DEI MODELLI.

Queste linee guida aiutano l’analista ad interpretare il movimento e vanno rispettate e
tenute a mente quando si procede al conteggio delle onde.
Wave equality. Una sola onda si estende, le altre due devono avere durata ed ampiezza uguali. La wave equality può manifestarsi anche in base alla golden ratio, ovvero l’uguaglianza essere misurata in punti percentuali. Se la prima o la terza sono estese, è probabile che la quinta abbia stessa ampiezza della prima, se nessuna delle due lo è, è probabile che lo sia la quinta. Quando le onde sono di grado intermedio o inferiore, le relazioni tra i prezzi solitamente devono essere fatte in termini percentuali, per onde minori la wave equality può essere vista anche in termini aritmetici (cambia molto poco). Il metodo più corretto per analizzare le onde è comunque quello semi-logaritmico, in quanto la storia del mercato ragionevolmente è correlata su basi percentuali (l’investitore è preoccupato del suo guadagno/perdita percentuale, non dei punti guadagnati o persi dall’Indice).
Principio dell’alternanza. Tocca quasi tutti gli aspetti del Wave Principle e ci dice di aspettarci pattern alterni virtualmente in ogni movimento. La linea guida è molto larga e non stabilisce ciò che accadrà in futuro ma avvisa l’analista su ciò che non deve aspettarsi.
1) Il tipo di correzione che si è verificato nella seconda raramente accade nella quarta. Se nell’onda 2 si è avuto un pattern semplice, nella 4 se ne avrà uno complesso e viceversa. Se la 2 è ripida aspettiamoci una 4 sideways e viceversa. Le correzioni ripide non creano mai nuovi estremi di prezzo e sono quasi sempre zig-zag (singoli, doppi o tripli), a volti doppi three che iniziano con uno zig-zag. Le correzioni sideways invece includono flat, doppi e tripli three, triangoli. Di solito includono un nuovo estremo di prezzo rispetto alla fine ortodossa dell’onda d’impulso precedente. In casi rari, un triangolo nella 4 prende il posto di una correzione ripida e si alterna con un altro pattern sideways nella 2.
2) Se un’ampia correzione inizia con un flat a-b-c in onda A, aspettarsi uno zig-zag in onda C e viceversa (nel primo caso l’intero movimento ha una distorsione bullish, nel secondo bearish). Spesso se un’ampia correzione inizia con un semplice zig-zag a-b-c in onda A, la C sfocierà in uno zig-zag a-b-c più complesso, per giungere a qualche forma di alternanza.
Profondità delle correzioni. L’idea guida è che le correzioni, specie se in onda 4, tendano a registrare il ritracciamento massimo nello spazio occupato dalle precedenti onde 4 di grado minore, spesso verso il loro minimo. A volte però, se la prima onda in una sequenza si estende, la correzione seguente alla quinta ha come limite il minimo della 2 di grado inferiore. Talvolta flat e triangoli, specie se seguono estensioni, non riusciranno a raggiungere l’area della 4 di grado inferiore. Occasionalmente gli zigzag saranno più forti e si muoveranno nell’area della 2 di grado precedente, sebbene ciò accada soprattutto quando gli zig-zag sono essi stessi onde 2 (spesso i doppi minimi si formano in questo modo).
Figura 10


4.1 RATIO ANALYSIS.

Le fasi di rialzo e ribasso tendono ad essere legate fra loro, in durata ed ampiezza, sulla base del golden ratio, che è pari a 0.618 (oppure al reciproco, 1.618). La ratio analysis consiste nello studio di due rapporti principali: l’amplitude ratio (numero di punti ritracciati / punti guadagnati) e il time ratio (durata della correzione / durata dell’impulso). Se il primo rapporto non è messo in discussione, non tutti gli studiosi di Elliott sono d’accordo sulla validità del secondo.
Conoscendo l’ampiezza e la durata dell’onda d’impulso, si può quindi ritenere che quella di correzione misurerà circa il 61.8% di essa, o che si svilupperà in un periodo pari a circa i due terzi. Tale semplicità si realizza raramente. Comunque, la tendenza sottostante del mercato a conformarsi alla relazione suggerita dalla golden ratio è sempre presente ed aiuta ad avere il giusto sguardo per ogni onda. Frost e Prechter sono convinti che virtualmente ogni onda è correlata alle adiacenti, alternate e/o componenti tramite i quozienti tra numeri di Fibonacci. Ad esempio uno studio di Rhea sul Dow Jones dal 1896 al 1932 conclude che i bear markets primari hanno avuto una durata totale pari al 61.1% di quella dei bull markets e che il loro ritracciamento totale (somma di tutti i movimenti dai top primari ai bottom primari) è stato il 62.1% dell’avanzamento totale netto. Le regole principali per determinare i target, oltre a quelle già viste, sono:
1. La 5, misurata da un punto chiave della 4 (di solito un estremo di prezzo o la fine ortodossa) è correlata da un quoziente di Fibonacci all’avanzamento netto dall’inizio della 1 alla fine della 3. Se l’onda 1 è quasi uguale alla 3 e ci si aspetta che la 5 si estenda, allora l’obiettivo sarà dato da: (High 3 – Low 1) * 1.618 + Low 4. 2. La lunghezza della C è correlata da un quoziente di Fibonacci, solitamente 1.618, alla lunghezza della A, specialmente in flat irregolari. In alcuni casi la C termina oltre la fine della A di 0.618 volte la lunghezza della A. 3. Almeno due delle onde alternate di un triangolo simmetrico sono correlate l’una con l’altra per 0.618. 4. Le onde correttive spesso ritracciano un quoziente di Fibonacci delle onde d’impulso precedenti. Altre regole meno importanti sono le seguenti:
1. Il target max (min) per top onda 5 = Length 1 * 2 * 1.618 + High (Low) 1 2. Un target minimo per l’onda 3 è = Length 1 * 1.618 + Low 2 3. In un normale zig-zag 5-3-5 la C sarà lunga circa come la A 4. In un flat 3-3-5, se il top della B è maggiore di quello della A, allora la lunghezza della C sarà circa pari a 1.618 Length A. Tutto ciò che si può dire al momento sulla ratio analysis è che il confronto tra le onde spesso conferma l’applicabilità al mercato dei quozienti generati dalla serie di Fibonacci. Il problema principale dell’analista è capire quali onde nel passato e nel futuro sono correlate alle altre in questo modo. I quozienti tradizionali utilizzati per correlare le onde sono 1.618, 0.618 e, meno spesso, 0.2618. Oltre all’utilizzo dei quozienti, questi numeri possono anche essere sommati ad importanti bottom (sottratti ai top) per ottenere possibili target. Gli obiettivi di prezzo predeterminati sono utili nel senso che, se avviene un reversal a quel livello e il conto delle onde è accettabile, allora un punto doppiamente significativo è stato raggiunto. Se il mercato ignora tale livello, o lo attraversa in gap, allora l’analista è avvisato di aspettarsi il raggiungimento del successivo obiettivo
calcolato. Inoltre, visto che i target sono basati sul conto delle onde più soddisfacente, se non sono raggiunti oppure sono significativamente superati, l’analista sarà forzato per tempo a rivedere il proprio conto preferito e a cercare una nuova interpretazione.
In ogni caso, benché spesso producano risultati sconcertati, i calcoli relativi ai rapporti esistenti tra onde non devono mai prendere la precedenza rispetto allo studio della forma delle onde.
4.2 IL CONTO DELLE ONDE
La difficoltà principale della teoria di Elliott è contare le onde (esistono infiniti modi di contare lo stesso movimento). Posso comunque ottenere buoni risultati anche sbagliando questi calcoli. Esistono tre regole fondamentali per generare segnali: se sono rispettate, si può uscire dal mercato senza grossi momenti sfavorevoli anche sbagliando i conti. Chiunque le rompa svolge un’analisi diversa da quella guidata dal Wave Principle. 1) Mentre le 5 sono in qualche modo flessibili (possono non raggiungere il massimo
della 3), l’onda 2 non ritraccia mai più del 100% dell’onda 1. Se conto uno in un mercato al ribasso, acquisto e pongo uno stop loss al livello del minimo su cui ho contato uno.
2) L’onda 4 non scende mai sotto il minimo dell’onda 2, se si escludono i triangoli diagonali. A questo livello viene quindi posto un altro stop loss, che qualora superato costringerebbe a rivedere l’intero conto. Se anche avessi contato male, rispetto all’entrata (alla partenza dell’onda 1) avrei comunque guadagnato.
3) L’onda 3 non è mai la più breve delle tre onde d’impulso al rialzo. Anzi, nel 65% dei casi è la maggiore.
La figura seguente riporta alcuni errori nel contare le onde e la loro correzione.
Figura 11


5 5 33 5 1 3 14 14 4 22 2 3 33 1b b 11 c (1) 2 c2 aa 2 (2)

Nel primo caso l’errore è dato dal fatto che la presunta 4 entra nel territorio della 2. Nel secondo caso, l’onda 3 è troppo corta. Nel terzo caso, quando l’apparente 5 è divenuta più lunga della 3, che già era più corta della 1, l’ultima fase deve essere contata come una 3 estesa in corso di formazione. L’approccio migliore al conto è il ragionamento deduttivo. Sapendo ciò che non può essere per la teoria di Elliott, uno può eliminare gli errori e dedurre il conto esatto. Applicando le regole delle estensioni, alternanza, sovrapposizione, canali, volume e il resto l’analista ha un formidabile arsenale a propria disposizione. Una volta imparato a contare, trovare le inversioni diviene un’esperienza piuttosto comune e non troppo difficile. Inoltre, acquisendo maggiore confidenza col mercato si è preparati psicologicamente alla natura fluttuante dei prezzi e ci si libera dall’errore di proiettare linearmente il trend attuale nel futuro. Un’importante regola pratica per il conto è inoltre che i movimenti di cinque onde devono essere facili da riconoscere, i movimenti strani devono essere identificati come 3 (o7). In ogni caso, se conto 5, 9,13 o 17 e vi sono poche sovrapposizioni, probabilmente le onde sono di impulso, se conto 3, 7, 11 o 15 e vi sono molte sovrapposizioni di correzione. L’unica eccezione a questa regola sono i triangoli diagonali di entrambi i tipi (ibridi di forze d’impulso e correttive). Ogni sequenza di 5 onde può essere forzata in un conto di 3, etichettando le prime 3 come a-b-c. Bisogna stare molto attenti a non commettere errori di questo tipo, rifacendosi alla forma globale delle onde. Una struttura con una lunga onda 3 e la fine della 4 che termina ben sopra il massimo della 1 non può che essere classificata come sequenza di 5 onde. In sintesi, mentre il conto interno delle onde è una guida alla loro classificazione, la forma globale del movimento, a sua volta, è spesso una guida per un corretto conto interno. E’ molto pericoloso lasciare che le emozioni
forzino ad un conto che riflette relazioni sproporzionate fra le onde solo sulla base che i modelli del Wave Principle sono piuttosto elastici. Nell’applicare la teoria di Elliott, bisogna sempre ricordare che anche gli analisti più competenti possono comunque ottenere solamente un giudizio sull’ordine di probabilità di un determinato movimento. Esistono poi momenti in cui non esiste un movimento più probabile. Similmente, a volte il grado di un’inversione può essere incerto. Le onde sono spesso aperte ad interpretazioni. In questi momenti bisogna riservarsi il giudizio finale: le onde successive chiarificheranno il quadro e quando lo faranno la probabilità che un turning point sia vicino saranno molto alte. Se anche ex-post il conto non è facile, allora l’analista deve considerare il modello come temporaneamente non classificabile e procedere da lì innanzi. Quasi sempre i successivi movimenti chiariranno il conto.
Mentre le tecniche di investimento devono seguire il conto più probabile, la conoscenza delle alternative può essere di estremo aiuto nell’aggiustare il conto per avvenimenti inattesi. Se la rigidità delle regole di Elliott è di grande aiuto nello scegliere punti di ingresso ed uscita, la flessibilità dei modelli possibili consente di interpretare qualsiasi movimento del mercato. E’ buona pratica determinare in anticipo target per la prossima onda (anche se per guadagnare questi non sono necessari: quello che conta è sapere se si deve essere long o short), al fine di monitorare la successiva attività di mercato e valutare se il proprio conto è corretto. Riconoscere presto i propri errori evita di perdere soldi. Capire la ragione del proprio errore rende più difficile la sua ripetizione nel futuro.
5. ALTRI STRUMENTI DELLA TEORIA DI ELLIOTT.
5.1 I CANALI
Elliott utilizzò questa tecnica per determinare i possibili obiettivi delle varie onde e quindi come supporto nell’individuazione dei punti di svolta. Secondo Elliott i canali devono essere necessariamente tracciati in scala semi-logaritmica. Frost e Prechter ribattono che in concreto si possono vedere ottimi canali in entrambi i tipi di scala, perciò la cosa migliore da fare per l’analista è utilizzarle entrambe. Il disegno dei canali non è una tecnica di meccanica attuazione e richiede alcuni passaggi e revisioni. Per tracciare la prima ipotesi di canale è necessario attendere la fine dell’onda 2. Si traccia dapprima la linea che unisce l’inizio dell’onda 1 e la fine della 2 e quindi la sua parallela che passa per la fine della 1. In questo modo si conosce il possibile obiettivo della 3, se si ipotizza che non si estenda e si sviluppi con l’inclinazione della
1. Una volta che la 4 si è verificata, rispettando il canale, si può conoscere anche l’obiettivo della 5 (solo approssimativo perché è possibile che essa si estenda, soprattutto se la 2 e la 4 si sono rivelate inferiori alle attese). Se invece la 3 dovesse perforare il limite superiore, all’attraversamento si traccerà un nuovo canale, questa volta congiungendo i massimi della 1 e della 3 e costruendo la parallela che passa per il minimo della 2. Tale procedimento avrà luogo solo se lo sfondamento è stato superiore al 3%. In questo caso, in base alla wave equality si può conoscere l’obiettivo della 5. Il processo di aggiustamento può necessitare un’ulteriore ripetizione quando finisce la
4. Se l’andamento del prezzo al momento non ricade tra le due linee parallele tracciate, si deve trasferire l’intera curva su un’altra scala (da aritmetica a semilogaritmica o viceversa). Come l’onda 4 diviene completa, la linea che congiunge i minimi della 2 e della 5 è la parallela inferiore più attendibile per la costruzione del canale. Se la 1 e la 3 sono normali, il limite superiore è più accurato se tracciato dal massimo della 3. Se invece questa è molto veloce, quasi verticale, allora è spesso più utile la parallela dal massimo della 1. In alcuni casi, può essere utile tracciare entrambi i potenziali limiti superiori, per avvisare l’analista di essere particolarmente attento al conto delle onde e alle caratteristiche di volume a quei livelli. Quando la 5 si avvicina alla trendline superiore con volumi in calo, questa è un’indicazione che la fine dell’onda potrebbe essere sul target o addirittura ad un livello inferiore. Se invece il volume fosse forte, diviene possibile una penetrazione. Vicino al punto di perforazione, una 4 di grado di grado minore spesso può avere direzione sideways immediatamente sotto alla parallela, consentendo alla 5 di romperla con forti volumi.
Figura 12


5.2 LO STUDIO DEI VOLUMI

Lo studio del volume è stato utilizzato occasionalmente da Elliott come strumento per verificare il conto delle onde e proiettare i futuri trend. In ogni mercato toro il volume tende ad espandersi e contrarsi col trend. Alla fine di una fase correttiva, un calo del volume spesso indica un declino nella pressione delle vendite. Un minimo del volume spesso indica un punto di svolta del mercato. Se nella 5 il volume è pari o superiore alla 3, è probabile che la 5 si estenda (ciò è comunque vero se la 1 e la 3 hanno la stessa lunghezza).

6. LA SUCCESSIONE DI FIBONACCI.

La base matematica della teoria di Elliott è nella successione di Fibonacci, data dai numeri 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144 ecc., in cui ogni numero è uguale alla somma dei due precedenti.
Questa successione ha diverse proprietà matematiche:
1. il limite del rapporto tra un numero e il suo successivo, per n che tende ad infinito, è pari a 0.618, quello tra un numero e il suo precedente a 1.618. Questi due numeri sono conosciuti sin dall’antichità come golden ratio (utilizzati per dare armonia alle piramidi e al Partenone, da Leonardo per molte figure dei suoi dipinti, rispettati dal corpo umano nelle sue proporzioni). 2. i limiti del rapporto tra un numero e due suoi precedenti e due successivi sono pari, rispettivamente a 2.618 e 0.382. Bisogna notare che 0.6182 = 0.382 e 1.6182 = 2.618. 3. la somma di dieci numeri consecutivi è divisibile per 11. 4. non ci sono fattori comuni tra due numeri consecutivi. 5. la somma di due numeri di Fibonacci, più 1, è uguale al numero della successione due posti avanti all’ultimo addendo. Ad esempio 1+1+2+3+5+8+1 = 21, 1+1+2+3+5+8+13+21+1 = 55. 6. la somma a partire da 1 dei quadrati dei numeri fino a un punto qualsiasi è uguale all’ultimo numero considerato moltiplicato per il successivo, 7. il quadrato di un numero di Fibonacci meno il quadrato del secondo numero precedente è sempre un numero di Fibonacci, 8. il quadrato di un numero è uguale al prodotto del numero precedente per il successivo più o meno 1 alternativamente. Per costruire un Golden Rectangle si deve partire da un quadrato di 2 per 2. Partendo da questo, si tracci una linea che congiunge un angolo e il punto mediano del lato opposto. La linea EB avrà quindi lunghezza uguale alla radice di 5. La linea CD deve quindi essere estesa, rendendo EG uguale a BE. Si otterrà così un rettangolo ACFG, in cui il rapporto tra CG ed FG è pari ad 1.618 ed uno BFGD in cui il rapporto tra DG ed FG è pari a 0.618.
Ogni Golden Rectangle può essere suddiviso in un quadrato ed un altro Golden Rectangle, come nella figura seguente. Dal punto centrale, posto all’unione delle diagonali tratteggiate, si può costruire una Golden Spiral. In ogni punto di questa la relazione tra un arco e il diametro corrispondente è di 1.618 (arc WY / diam WY = 1.618), ogni diametro è correlato a quello maggiore di 1.618 (d2 / d1 = 1.618) così come ogni raggio (r2 / r1 = 1.618) ed ogni arco (arc XY / arc WX = 1.618).
Figura 13


a b c de f g z y x r 1 r 2r 4 r 3 w
La serie di Fibonacci è alla base di molteplici fenomeni naturali. La Golden Ratio è un fenomeno importante nella musica, nell’arte, nell’architettura e in biologia. La si ritrova nell’architettura del Partenone, nelle carte da gioco, nei vasi greci, nella costruzione delle Piramidi, nella struttura della doppia elica del DNA etc. Essa vale sia per il microcosmo che per il macrocosmo: la spirale logaritmica, costruita coi rapporti dei numeri della serie, è modello sia per il guscio di una conchiglia che per la galassia. La Golden Spiral pare essere uno dei grandi disegni della natura, l’immagine della vita in continua espansione e contrazione, una legge statica che governa un processo dinamico, sostenuto dal rapporto 1.618. Se l’ordine dell’universo riflette questa forma e questo rapporto, appare ragionevole che esso governi anche il movimento del mercato azionario. Il concetto idealizzato della progressione del mercato azionario ideato da Elliott è una base eccellente da cui costruire una Golden Spiral. In questa costruzione, il top di ogni onda successiva di maggiore grado è il punto di contatto dell’espansione logaritmica. Questo risultato è possibile perché ad ogni grado un mercato bull si suddivide in 5 gambe ed uno bear in 3, così portando a generare la completa successione di Fibonacci che viene ottenuta analizzando sempre più in dettaglio il numero di onde.

7. LA NATURA FRATTALE DEL PROGRESSO SOCIALE.

Benoit Mandelbrot scoprì che molte forme naturali che si assumevano caotiche (nuvole, coste, montagne) non sono tali ma mostrano una forma relazionale che gli scienziati non avevano considerato. Mandelbrot ha inventato un nuovo modo di descrivere e calcolare forme irregolari e frammentate, facendo emergere una nuova geometria che è quella tipica della natura. E’ nato un nuovo tipo di simmetria, non da destra a sinistra o dall’alto al basso ma da modelli di scala minima a modelli di scala sempre più ampia. Guardando le stesse forme al microscopio, le irregolarità non si smussano ma piuttosto tendono a sembrare irregolari come prima.
Similarmente, Elliott riconobbe che i grandi movimenti di mercato non sono differenti nella loro forma base dalle reazioni di breve. L’unica differenza è che questi, essendo di scala maggiore, occorrono meno di frequente in termini assoluti (non in termini relativi). I pattern Elliottiani non solo mostrano discontinuità (es. dimensione e frequenza dei rovesciamenti del trend) simili a quelli dei modelli più ampi, ma formano repliche componenti di questi. L’intera struttura è basata su di una forma semplice. Elliott non solo spiegò che il progresso del mercato era di natura frattale, ma ne trovò e ne descrisse i modelli componenti, catalogando 13 modelli semplici che si combinano per comporre il comportamento del mercato. Una combinazione di questi modelli in piccola scala crea un altro modello tipico in scala più ampia e così via. Più il tempo si espande, maggiore diviene il grado del trend, implicando un’espansione geometrica nella dimensione di avanzamenti e ritracciamenti, che forma il progresso dell’umanità. Questo processo è poi governato da una matematica, la serie di Fibonacci, che non è applicabile solo a questo caso. La conclusione finale di Elliott è che il progresso dell’umanità nella storia, generato dai flussi e riflessi dei sentimenti sociali, segue un grande disegno frattale governato dal quoziente di Fibonacci, lo stesso quoziente che governa vari modelli di crescita ed espansione riscontrabili attraverso l’intero universo.

8. ALTRI METODI PER UTILIZZARE CONCRETAMENTE LASERIE DI FIBONACCI

Il Wave Principle non fornisce indicazioni in termini di tempo. Comunque, spesso relazioni temporali basate sulla serie di Fibonacci sembrano adattarsi con buona accuratezza alla durata delle onde. I target temporali di Fibonacci sono ottenuti contando da significativi top o bottom 13, 21, 34, 55, 89, 144 e 233 giorni (oppure mesi od anni, se si analizzano cicli di grado superiore). Essi spesso servono ad indicare possibili rovesciamenti di trend, specialmente se coincidono con obiettivi di prezzo e col conto delle onde. Oltre a questo tipo di analisi, si è rivelata utile anche quella scoperta da Rhea (per cui i bear market tendono a durare
0.618 volte quelli bull). Le fanline di Fibonacci sono basate su ritracciamenti percentuali del trend, del 38%, 50% e 62%. Per tracciarle innanzitutto si identifichino due estremi di prezzo. Quindi si faccia passare una linea verticale invisibile fra questi estremi e la si divida ai livelli del 38.2%, 50% e 61.8%. Infine, si traccino tre linee dal primo estremo che passino per questi punti. Gli archi di Fibonacci allo stesso modo identificano livelli di prezzo e tempo in cui è possibile esistano supporti o resistenze. Per tracciarli, si deve innanzitutto definire i 2 pivot point da considerare. Quindi si tracci una trendline fra questi punti e la si divida nelle 3 percentuali di Fibonacci. Gli archi partiranno dal secondo punto considerato ed intersecheranno la trendline ai livelli del 38.2%, 50% e 61.8% (ovviamente la loro posizione rispetto ai prezzi dipenderà dalla scala, in quanto gli archi sono sempre circolari sul grafico) Questi 3 strumenti sono spesso utilizzati congiuntamente, e i loro segnali sono più forti nelle zone in cui si intersecano 2 o più linee.

9. APPLICAZIONI CONCRETE DELLA TEORIA A SINGOLE AZIONI, FUTURES E COMMODITIES

In quanto chiave di lettura delle azioni di tutti gli uomini sul mercato dei capitali, la teoria di Elliott può applicarsi all’indice generale più che ai singoli titoli: i fatti relativi ad una società e al titolo che rappresenta riguardano infatti solo una piccola parte dell’umanità, la cui attività non può essere interpretata con questo modello.
La sua efficacia è tanto maggiore quanto maggiore è la partecipazione degli investitori e quindi funziona soprattutto su indici e titoli a grande capitalizzazione, che rispecchiano “in toto” la psicologia degli investitori. In altre parole, il Wave Principle riflette il progresso non di ogni uomo ma dell’umanità in sé e degli investimenti umani. Le aziende vanno e vengono, non le tendenze umane e le culture. Quindi, il progresso generale dell’attività imprenditoriale è ben riflesso nella teoria di Elliott, mentre ogni area di attività individuale ha la propria essenza, le proprie
aspettative di vita e una serie di forze che possono correlarsi solo con essa. Nel mercato le circostanze particolari di ogni individuo e società invece si cancellano l’una con l’altra, lasciando come residuo uno specchio della psicologia di massa. Nonostante questo, molti titoli tendono a muoversi più o meno in sintonia con gli Indici (il 75% in uptrend, il 90% in downtrend), sebbene con movimenti spesso più erratici. Il migliore approccio sembra essere quello di evitare l’analisi Elliottiana a meno che non emergano modelli particolarmente chiari. Nella maggiore parte dei casi, l’analisi tecnica di base è molto più utile per i singoli titoli di quanto non lo sia cercare di forzare interpretazioni Elliottiane.
Nei mercati delle commodities spesso i pattern di Elliott sono più difficili da riconoscere che nel cash sottostante. La differenza principale è data dal fatto che i maggiori massimi bull possono non essere maggiori dei precedenti (si mette in questione l’esistenza della spirale di crescita di lungo periodo, basata sulla ratio 0.618). I mercati bull e bear primari e secondari tendono quindi a sovrapporsi fra di loro, cosa non ammessa nella teoria classica. Un’altra importante differenza è data dal fatto che in mercati bull di grado Primary
o Cycle spesso sono le 5 ad essere estese. Mentre nelle azioni infatti le 5 si basano sulla speranza, nelle commodities il loro propellente è la paura (dell’inflazione, della guerra…) e questi due sentimenti hanno effetti differenti sui grafici (come dimostrato anche dal fatto che i top delle commodities sembrano i bottom dell’azionario). Inoltre spesso le 5 estese appaiono dopo un triangolo nella 4 (mentre quindi nell’azionario i triangoli sono comunemente seguiti da movimenti brevi, nelle commodities sono seguiti da forti spinte) Inoltre distorsioni nei modelli di lungo possono essere create dall’utilizzo delle continuation charts. Visto che la teoria si basa sulla psicologia di massa, è poi abbastanza possibile che non funzioni bene nei futures meno liquidi, mentre funziona meglio in quelli più seguiti, come l’oro. La lettura Elliottiana dell’oro è molto importante anche perché spesso si muove in modo contro-ciclico rispetto all’azionario: preavvisi di upturn nell’oro possono quindi confermare preavvisi di downturn nell’azionario.

10. IL WAVE PRINCIPLE E GLI ALTRI STRUMENTI DI ANALISI TECNICA

Analisi dei cicli.
L’andamento ripetitivo delle onde avvicina molto la teoria di Elliott a quelle cicliche. Egli però concede poca importanza al fattore tempo, ponendo invece particolare attenzione sulla forma e sull’ampiezza delle onde. Queste possono essere ampliate o compresse nel tempo ma devono comunque rispettare la forma del modello di base. Il Wave Principle può essere molto utile nel predire cambiamenti nella lunghezza dei cicli, che talvolta sembrano svanire nel nulla con scarso o nessun preavviso. Ad es. il
ciclo di 4 anni è stato visibile nel mercato USA per tutto il dopoguerra, ma l’evidenza di una sua esistenza anteriore è molto flebile. In termini di Elliott, la sua esistenza è provata per le onde di SuperCycle 2,3 e 4 ma non per la 1. Ora, vista la similarità esistente tra 1 e 5 quando la 3 si estende, a partire dalla fine della 4 ci si deve attendere una struttura più semplice, con cicli più corti. In altre parole, i cicli possono essere costanti all’interno di singole onde, però all’iniziare di una nuova onda l’analista deve stare attento a cambiamenti di periodo. Il Wave Principle rivela che il mercato riflette più le proprietà di una spirale che quelle di un cerchio. Analisi tecnica classica. La teoria di Elliott non solo prova la validità dell’analisi grafica, ma può aiutare l’analista a decidere quali formazioni sono le più significative. Il triangolo è riconosciuto come fenomeno intra-trend, il concetto di wedge è simile a quello di triangolo diagonale ed ha le stesse implicazioni. Bandiere e pennant sono zigzag e triangoli. I rettangoli sono di solito doppi o tripli “three”, i doppi massimi sono normalmente causati da flat, i doppi minimi da 5 troncate. Gli H&S possono essere visti come normali top di Elliott (prima spalla High 3, testa High 5, seconda spalla High B, neckline tra Low 4 e Low A), H&S che non funzionano come flat irregolari (prima spalla High 5, testa High B, seconda spalla una sotto-onda della C, neckline tra Low A e Low C, quindi il trend riparte). Le trendline e i canali sono utilizzati in modo simile in entrambi gli approcci, i supporti e resistenze sono evidenti nella normale progressione delle onde e nei limiti attesi per bear markets (es. min della 4 funziona come supporto a maggiori cali). Il chart reading classico è un approccio valido ed utile per i singoli titoli, tuttavia applicarlo agli Indici è come obbligarsi ad utilizzare utensili di pietra nell’era tecnologica. Gli indicatori classici sono spesso molto utili nel giudicare il momentum del mercato e il background psicologico che di solito accompagna ogni tipo di onda. Gli indicatori della psicologia degli investitori (short selling, call/put ratio, market polls) raggiungono estremi alla fine delle onde C, 2 e 5. Gli indicatori di momentum rivelano cali nelle 5 e nelle B di flat irregolari, creando divergenze di momentum. L’utilizzo di questi strumenti è consigliato come aiuto per contare correttamente le onde, ma non si deve contare solo su di loro ed ignorare conti sicuri delle onde, con forti riflessi sui prezzi.

11. ALCUNE CONSIDERAZIONI FINALI SULLA VALIDITÀ DELLATEORIA DI ELLIOTT.

La teoria di Elliott non possiede il carattere di assolutezza proprio delle leggi di necessità. Un suo corretto uso, oltre a quello operativo, è stabilire aree di inversione e quindi aiutare l’analista ad avere un quadro di riferimento, sia di breve che di lungo, sempre aggiornato, nell’ambito del quale prendere le proprie decisioni. In particolare rispetto agli altri strumenti la teoria di Elliott consente di anticipare il trend ed operare ai massimi e ai minimi presunti e non quando il trend è già in atto. L’onda 5, quella che tutti cercano, può essere individuata prima che il mercato finisca. Probabilmente il vero problema di questa teoria è l’interpretazione ovvero stabilire quando un’onda finisca e un’altra abbia inizio. L’intero concetto della teoria di Elliott si basa sul contare le onde ma è tuttora impossibile definire cos’è un’onda. L’analista è quindi obbligato a usare giudizi molto soggettivi per etichettare un’onda e identificare la scala temporale a cui le onde si adattano. La teoria è così flessibile che dagli stessi dati di prezzo è possibile raggiungere diversi differenti conti, che portano gli analisti che la seguono ad essere in continuo conflitto. Inoltre, più si va indietro nel tempo, maggiore è il numero di conti possibili.
In molti ambienti più informazioni rendono più chiare le cose, nella teoria di Elliott le complicano.
Un aspetto flessibile della teoria è il concetto di estensione. Esso e altre caratteristiche rendono difficile giungere a decidere e facile vedere il conto corretto dopo i fatti. Per quanto riguarda le distanze temporali di Fibonacci, sebbene questi periodi ricorrano frequentemente (e.g. 8 anni sono intercorsi tra i minimi del 66 e del 74 e fra i massimi del 68 e del 76, 5 anni tra i massimi del 68 e del 73), è estremamente difficile usare questo principio per delle previsioni. La teoria di Elliott è quindi uno strumento molto soggettivo, che può essere molto pericoloso. Ovvero questa teoria va vista come risposta parziale al puzzle delle previsioni. Quando esistono modelli chiari, vanno usati, altrimenti è meglio cercare altrove indicazioni (non forzare interpretazioni ignorando gli altri strumenti tecnici).

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  1. Cosa succede dopo un ‘drop’ profondo dell’Oro?
    La stessa cosa accade, ogni volta.
    É il modello che governa l’Oro.
    Perché il 20% o più di ‘drop deep’ è parte di uno schema:
    Ogni singola volta che si è verificato questo ‘drop deep’ … si è innescato un enorme rimbalzo del prezzo dell’oro.
    Non solo una o due volte.
    Ogni singola volta. A colpo sicuro.
    Dal 1971, undici volte l’oro è sceso del 20% … e undici volte è rimbalzato verso l’alto.

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