Fisica&Finanza. La finanza e la dinamica: il secondo principio della dinamica.

Dopo il successo delle precedenti iniziative, sulla pubblicazione di articoli scritti direttamente dai nostri lettori, proseguiremo nelle prossime settimane con un' altro contributo appena giunto in redazione. L'autore ci porta a conoscere il rapporto tra Fisica e Finanza poco utilizzato dagli analisti, ma che ha dimostrato di poter aiutare il trader nell'impostare buoni livelli di operatività in determinate fasi di mercato.

di nysedow, 24 ottobre 2014, ore 11:18
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Finanza e FisicaIl secondo principio della dinamica dice, in soldoni, che una forza agente su un corpo, o una forza risultante di un insieme di forze agenti su un corpo, imprime su di esso un’accelerazione nella stessa direzione e nello stesso verso della forza applicata; si esprime mediante la formula che viene anche chiamata legge fondamentale della dinamica.

Nella sua fondamentale opera del 1687 Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, Isaac Newton si espresse utilizzando queste parole:
“Mutationem motus proportionalem esse vi motrici impressæ, et fieri secundum lineam rectam qua vis illa imprimitur”.
(La variazione del moto è proporzionale alla forza motrice impressa, ed avviene secondo la linea retta lungo cui tale forza è impressa).

Ora, parlando da/a lettori e conoscitori della Fisica di grado scolastico, per farci capire da tutti, useremo meno formule possibili e punteremo sulla dialogicità ed immediatezza del discorso.

Per far muovere un carrello, bisogna spingerlo. Se il carrello è pesante bisogna spingere con forza maggiore di quella necessaria per farlo muovere se è vuoto. Se poi si spinge tale carrello e lo si lascia, si noterà che si muove più velocemente se la spinta è forte, più lentamente se la spinta è debole.

Cerchiamo, quindi, di capire se anche questa legge fisica può avere un riscontro nel campo finanziario che è un corollario ed un’applicazione del mondo fisico che ci circonda e, quindi, come nostra base/postulato, deve avere un riscontro: il microcosmo è figura e rappresentazione del macrocosmo.

L’idea di massima è che il mercato possa essere influenzato da una o più forze (intese come grandezze vettoriali – sintesi in una grandezza di modulo, direzione e verso) applicato ad una massa critica (mercato in sé) che genera un’accelerazione (anch’essa intesa come grandezza vettoriale – vedi sopra)

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e che vi sia una stretta relazione tra forze, massa (mercato) ed accelerazione, una relazione di proporzionalità diretta.

Per notare come anche questa Legge fondamentale della dinamica trovi riscontro nella finanza ci affideremo all’empirismo dei sensi e dell’esperienza. Ricorderemo, per inciso, che proprio su una rigorosa osservazione si fonda il metodo scientifico.

Ora, venendo a noi, per capire bene a mio avviso conviene lavorare su una formula inversa ossia: a=F/m.

Ne deriva che l’accelerazione (positiva o negativa che sia) delle quotazioni è data dalla forza applicata diviso la massa/mercato.

Facciamo mente locale a quanto successo durante la crisi dei subprime, poi crisi Lehman Brothers e poi crisi di liquidità

L’accelerazione (in questo caso ribassista) del mercato è strettamente correlata alla forza applicata (che può essere intesa come forza di una notizia o forza delle vendite derivanti dalle notizie major) ma è anche connessa alla massa dei mercati colpiti da tale forza.

Vi è di più… parlando di grandezze vettoriali vi sarà proporzionalità ed uguaglianza di modulo direzione e verso, ossia una forza negativa non può generare un’accelerazione positiva e viceversa.

Articolo firmato: Icaro 72

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