Vademecum sullo stress da gain. Parte IV

Vediamo oggi la quarta parte di questa rubrica; soggetto del giorno "Le regole per liberarsi dallo stress e prendere il toro per le corna".

di nysedow, 9 luglio 2009, ore 9:50
4 Commenti »

stress trading

PARTE IV – Le regole per liberarsi dallo e per “prendere il toro per le corna”

Ben lungi dal considerarmi esperto di borsa (avendo vissuto e vivendo tuttora sulla pelle gli errori che più comunemente si riscontrano nel cosiddetto “parco buoi” ), vorrei di seguito condividere con i miei “compagni di battaglia” alcune regole di base nell’ottica di superare lo “stress da gain” e di rendere, pertanto, il più proficuo possibile l’approccio all’operatività di borsa in questo momento di apparente ripresa dei mercati. A tal fine, ho preferito attenermi a regole il più possibile semplici e sorvolando volutamente su talune variabili ed elementi di complessità che ancorché di innegabile importanza, sarebbe comunque più opportuno trattare in altre sedi e ciò proprio per non appesantire la trattazione, creando così inutile confusione.

1. Al momento dell’acquisto si definisce una strategia ponendosi degli obiettivi e fino al raggiungimento del target non si venderanno le proprie azioni. Così facendo, l’operatività sottostante la gestione di un titolo viene definita a mente fredda al momento dell’acquisto e non sarà pertanto necessario in corso d’opera sobbarcarsi l’ulteriore stress di assumere nuove decisioni (perché tutto è già stato deciso!). Sul tema, raccolgo di buon grado la puntualizzazione manifestatami da Nyse, secondo cui la strategia non può essere sempre “rigida” e che molto dipende dalla “fase” di inversione del trend. In effetti, la primissima fase di inversione, caratterizzata da un elevata “labilità” dei target, richiederebbe una strategia maggiormente “elastica” e “dinamica”; di contro, nelle fasi successive, nelle quali si dispone di informazioni tecniche maggiormente complete e affidabili, si dovrebbero fissare target maggiormente “affinati”, seguendo, quindi, una strategia maggiormente rigida.

2. Inserire gli “stop” per evitare che un‘inattesa discesa delle quotazioni possa vanificare i guadagni. Mai lasciare che un utile si trasformi in perdita. Tali stop dovranno essere alzati con l’avanzare delle quotazioni in modo da assicurare un guadagno sempre crescente. L’inserimento dello stop oltre ad essere componente indispensabile di una strategia di investimento, tende a tranquillizzare riducendo il rischio e, di conseguenza, lo stress. L’errore di contravvenire a questa buona regola di comportamento (magari sull’onda dell’euforia del momento) conduce spesso alla spiacevole condizione di rimanere “incastrati” su un titolo.

3. Non seguire assiduamente il titolo minuto per minuto perché è così che si aumenta esponenzialmente lo stress. Quelle poche volte che ho la possibilità di seguire un titolo nell’intraday mi innervosisco o mi esalto oltremodo modificando radicalmente il mio atteggiamento e le mie aspettative, anche nel giro di pochi minuti. Perfino i movimenti del book più irrilevanti mi distolgono da una corretta visione della realtà. E’ proprio in quei momenti che mi sento indotto ad effettuare operazioni che a mente fredda non farei mai.

4. Non fare affidamento sul gain “potenziale” dandolo come già acquisito. Spesso si tende a considerare il gain potenziale del momento come già acquisito. Nei casi più gravi si arriva addirittura a pianificare le modalità di spesa del gain ancora non ancora monetizzato, come ad esempio l’acquisto di un computer o di un’automobile. Questo atteggiamento può generare panico nei momenti di fisiologica correzione delle quotazioni, in quanto la riduzione del gain viene vissuta emotivamente come una perdita duratura.

 

5. Se si è sovraesposti su un titolo in forte gain si può anche valutare di liquidare una parte dell’investimento in modo da ridurre lo stress e da riequilibrare il portafoglio. Ma mai sotto pesare un titolo che è in guadagno rispetto ad altri titoli che sono in perdita!!!

 

6. Mantenere un rapporto distaccato con il denaro. Questa è la regola più difficile da attuare, ma per agire lucidamente in borsa occorre liberarsi dall’attaccamento verso il denaro. Se si pensa che il gain che si sta accumulando corrisponde a 3 mesi del proprio lavoro o a 5 mesi di pensione dei propri genitori, si tenderà ad essere colti dall’ansia e, di conseguenza, a vendere prematuramente a dispetto della propria strategia iniziale. Può apparire paradossale ma se si vogliono fare grandi gain bisogna pensare a tutto tranne che al denaro. Una tecnica che sto sperimentando e che mi sta portando a qualche risultato è quella di “ingannare” me stesso facendo finta di non investire denaro vero bensì punti virtuali di un ipotetico videogame. Lo so, sembra un ragionamento assurdo e forse per qualcuno potrebbe apparire addirittura poco etico, in quanto indicativo di scarso rispetto verso i propri risparmi. Ma il rispetto per i propri risparmi passa da una strategia di preservazione del proprio capitale mediante applicazione degli stop (si veda regola n. 2) e non da un rapporto emotivo o addirittura morboso col denaro.

 

7. Non lasciare che l’andamento giornaliero degli indici generali influenzi la nostra operatività di borsa. Molto spesso le nostre strategie di investimento vengono messe in discussione alla luce dell’andamento giornaliero degli indici generali. Per lunghi periodi non andavo a letto se non prendevo visione della chiusura dei mercati americani. Una chiusura negativa del Nasdaq veniva vissuta con ansia e oltre a compromettere sonni tranquilli mi induceva a vendite affrettate il giorno successivo. Tutto questo è profondamente sbagliato; ciò che conta nell’operatività di borsa non è la quotazione giornaliera dei mercati ma solo e unicamente il trend. E’ solo sulla base del trend che costruiamo le strategie di investimento e, di conseguenza, solo una inversione “conclamata” del trend ci porterà ad una rivisitazione delle nostre strategie;

 

8. Non smobilizzare un titolo in portafoglio per il semplice fatto che “non sale come gli altri”. Spesso ci si avvilisce oltremodo nel constatare che tutti i titoli di questo mondo salgono vertiginosamente mentre alcuni titoli che si detengono in portafoglio realizzano rialzi minimali o addirittura piccole perdite (nonostante i buoni fondamentali delle società di riferimento). Presi dal nervoso si finisce col vendere il titolo il quale nel giro di qualche giorno o settimana, puntualmente, si impenna. La verità è che ciascun titolo ha i propri tempi e in borsa come nella vita la fretta è sempre una pessima consigliera. Se possediamo titoli ritardatari ma si ritiene che le ragioni che ci avevano indotto all’acquisto non sono comunque venute meno, lasceremo il titolo in portafoglio. E’ bene ricordarsi che lo stress indotto dai “titoli lumaca” si argina con un’adeguata diversificazione del portafoglio. Da non confondersi con i titoli ritardatari sono i titoli dalle pessime performance. Se gli stop sono scattati, lasceremo questi titoli al loro destino.

 

9. Potenziare la capacità di “restare immobili”. Un aspetto peculiare che caratterizza l’investitore colpito da stress da gain è l’iperattività con cui gestisce il proprio investimento. L’investitore iperattivo tende a moltiplicare esponenzialmente e senza nessun fondamento razionale le transazioni di borsa, ritrovandosi quasi sempre con un pugno di mosche in mano. Se la strategia adottata è vincente questa produrrà i suoi frutti se e solo se riusciremo a contenere l’impulso di rovinare tutto con interventi dettati dall’emotività. I gain più grandi si fanno nell’ozio più assoluto.

10. Non essere troppo solerti nel mettere a conoscenza parenti e amici dei propri guadagni in borsa. Si tratta di una regola forse non di primaria importanza ma che ritengo possa giocare per alcuni soggetti un ruolo assolutamente determinante per la riuscita del proprio investimento. Mi riferisco a quegli investitori che per “scaricare” la tensione da gain o per dar sfoggio del proprio ego o delle proprie abilità non perdono occasione per condividere con gli altri i propri guadagni in borsa. Questo comportamento tende ad aggiungere allo stress da gain esistente ulteriori fonti di apprensione, rappresentate dai giudizi, dai pareri e dai consigli (spesso impropri) dei nostri interlocutori. Si tratta di elementi di disturbo che possono indurci a mettere in discussione la nostra strategia e a vendere prima del dovuto. Con ciò non si vuole assolutamente affermare che in un ambito familiare l’investitore non debba condividere con la propria famiglia le modalità di investimento dei risparmi (non arriverei mai a tanto cinismo!); è però raccomandabile che tale momento di condivisione avvenga prima dell’acquisto e non dopo, che si è perfezionata una strategia di ingresso. Del resto, come indicato in precedenza, le nostre condizioni personali e familiari devono essere attentamente valutate (unitamente alle variabili esogene) in sede di definizione della strategia.

 

 

Autore del Vademecum: Kobalto

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  1. I miei complimenti Kobalto ;-) ….me lo sono stampato.

  2. Grazie Meow. Penso sia il caso che me lo stampi anch’io :mrgreen:

  3. Questa è la prima volta che un nostro lettore scrive rivolto ad una platea nazionale.
    Un esperimento perfettamente riuscito visto il numero di visite che il vademecum ha avuto (noi possiamo monitorare con apposito programma quale sia l’articolo piu’ letto e quello di Kobalto è stato uno dei piu’ letti).
    Vuol dire che l’argomento è di attualità.
    Devo ringraziarlo per l’impegno profuso e la ‘professionalità’ di approccio alla tematica già di per se complessa e articolata.
    Mi auguro che in futuro voglia contribuire con la stesura di altri articoli anche con tematiche differenti.
    Conoscendolo su questo ne sono certo…
    :mrgreen:

    Nysedow

  4. Rinnovo i complimenti kobalto!
    BRAVO!

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