Anche la failure si verifica in una quinta onda e si ha quando questa, in un ciclo al rialzo, non riesce a superare il massimo della terza ; in un ciclo al ribasso accade nell’ambito dell’onda C, quando la quinta sub-onda non attraversa il minimo segnato dalla terza.
La failure non può essere scambiata per un’onda di correzione di un ciclo contrario a quello in corso, in quanto si … continua a leggere >>>
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Altri due fenomeni che possono verificarsi nelle onde d’impulso sono il triangolo diagonale (il cuneo dell’analisi tecnica classica) e la failure.
Il triangolo diagonale è un modello piuttosto raro, che accade quasi unicamente in quinte onde, quando il movimento principale è andato avanti troppo velocemente.
Una piccola percentuale di questi triangoli avviene in onde C, spesso come ultima … continua a leggere >>>
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Solitamente si suddividono in cinque sub-onde ma nella maggior parte dei casi capita che una, e una sola, delle tre onde d’impulso di un ciclo al rialzo sia didimensioni decisamente maggiori rispetto alle altre due, realizzando un’estensione (questo si verifica nel 97% delle onde d’impulso).
Nei futures sono soprattutto le onde 5, nelle azioni le 3, quasi mai la 1.
La presenza delle … continua a leggere >>>
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Onda E.
Per molti osservatori è il drammatico inizio di un downtrend.
Spesso avvengono su notizie cattive.
Ciò, assieme alla loro tendenza a rompere la linea di supporto del triangolo, intensifica la convinzione bear proprio quando ci si dovrebbe preparare ad un movimento significativo nell’altra … continua a leggere >>>
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Onda D.
Ad eccezione dei triangoli in espansione, è spesso accompagnata da volumi in aumento.
Questo avviene in quanto è un ibrido, in parte correttiva ma comunque con alcune caratteristiche delle onde 1 poiché seguono le C e non sono completamente ritracciate (eccetto i triangoli in espansione).
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Per … continua a leggere >>>
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Onda C.
E’ quella che maggiormente ridimensiona il livello dei prezzi: i crolli normalmente si verificano al suo interno.
Sono terze onde, e ne hanno gran parte delle proprietà.
E’ in questi periodi che non si hanno posti in cui nascondersi tranne il contante.
L’illusione data dalle A e C evapora ed emerge la paura.
I bottom che seguono il suo completamento sono caratterizzati da … continua a leggere >>>
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Onda B.
Spesso scambiata per l’inizio di un nuovo trend al rialzo, in realtà si suddivide in tre onde e costituisce l’ultima occasione per uscire dal mercato.
Normalmente si caratterizza per forti febbri speculative ed emozionalità, al contrario dell’ordinata e spesso fondamentalmente giustificata partecipazione delle 3 e 5.
Solitamente il focus è su pochi titoli, esistono diverse … continua a leggere >>>
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Onda A.
Spesso è ritenuta una normale correzione che prepari il terreno per la prossima gamba bull, come le onde 2 e 4, invece prepara il terreno alla C.
Si distingue perché, essendo un’onda d’impulso, è divisa in cinque onde.
Dopo avere visto diverse divergenze in onda 5, l’analista è spesso avvisato.
Si può notare spesso anche un calo dei volumi.
L’onda A crea il quadro per la … continua a leggere >>>
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Onda 5.
Nasce quando i fondamentali e la performance di mercato migliorano, ma non ai livelli dell’onda 3.
La psicologia crea una sopravvalutazione dei titoli.
L’ottimismo è molto alto, nonostante il ritardo di titoli secondari.
Nelle azioni è solitamente meno dinamica della 3, nelle commodities è invece quella con le maggiori probabilità di estendersi.
Se l’estensione è … continua a leggere >>>
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Onda 4.
La sua costruzione, spesso di tipo complesso, è dovuta all’indecisione protratta per il timore che l’onda tre abbia esaurito il trend al rialzo.
Normalmente si costruisce sulla base di segnali che la parte migliore della fase di crescita è finita.
I titoli in ritardo creano i loro top ed iniziano a scendere durante quest’onda.
Questo deterioramento iniziale nel mercato crea il … continua a leggere >>>
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Onda 3.
E’ il centro del modello.
Si sviluppa in seguito alle notizie positive provenienti dal fronte delle aziende.
La sua prima fase è molto dinamica.
Non è mai l’onda più breve ed anzi di solito è la più lunga e ampia, quella che sviluppa il maggiore numero di scambi ed ha buone probabilità di estendersi.
Vi partecipano praticamente tutti i titoli e di solito generano forti … continua a leggere >>>
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Onda 2.
Spesso ripercorre una buona parte della onda 1 (mai più del 100%, ovvero non crea nuovi minimi).
Ai minimi le condizioni fondamentali sono spesso uguali o peggiori che ai bottom precedenti e gli investitori sono quasi tutti convinti che il bear market continuerà.
Ha una costruzione abbastanza semplice ed è di solito la più facile onda correttiva da riconoscere.
Il suo completamento … continua a leggere >>>
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La personalità delle onde rimane uguale in ogni tipo di trend.
La sua conoscenza è molto importante per aiutare nel conto delle onde: quando differenti conti sono ammissibili se l’analista riconosce il carattere di una singola onda ciò può aiutarlo ad interpretare correttamente la complessità del modello più ampio.
Onda 1.
Costituisce la prima reazione al profondo ipervenduto … continua a leggere >>>
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Elliott iniziò i suoi studi osservando che in un periodo di ottanta anni il mercato aveva sempre mostrato la tendenza a muoversi al rialzo in una serie di cinque onde e quindi a declinare in una serie di tre onde.
Egli ne dedusse che il mercato azionario si sviluppa secondo un andamento fisso, fatto da cinque onde al rialzo e tre al ribasso, che formano complessivamente un ciclo completo di otto … continua a leggere >>>
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Spesso Elliott non è considerato un analista tecnico vero e proprio e le sue teorie guardate come qualcosa di esoterico, o comunque considerate con una certa dose di sospetto o sufficienza da parte degli altri analisti.
Se si considera attentamente la sua teoria, si vede comunque come i punti in comune con l’analisi tecnica “classica” non sono trascurabili.
Anche Elliott, infatti, fece … continua a leggere >>>
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